Rapporto sull’agricoltura sociale in Italia

Il

27

marzo


Presentazione del rapporto sull’Agricoltura Sociale (AS) in Italia

Il 21 marzo il CREA – Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria – nell’ambito delle attività della Rete Rurale Nazionale, ha presentato il “Rapporto sull’Agricoltura Sociale in Italia”.

Il rapporto prova a fotografare il fenomeno, una mappatura parziale svolta nel 2016 su 1.200 realtà censite; l’indagine è stata realizzata da CreaPB e Inapp

Metodo

– costruzione di una base di dati di circa 1200 operatori attingendo a informazioni contenute in documenti, siti, pubblicazioni disponibili o presenti su siti web dedicati al tema;

– forum nazionale e rete fattorie sociali hanno fornito elenchi loro iscritti;

– confronto con esperti;

– somministrazione di questionario. Questionari compilati 411, 367 utilizzati ai fini dell’indagine.

Si tratta, nonostante i limiti tipici di una ricerca condotta con metodo CAWI e senza campionatura statistica, dell’indagine sull’AS in Italia che coinvolge il più significativo gruppo di soggetti per numerosità, distribuzione geografica, attività realizzata e forma giuridica. I risultati, presenti nel rapporto, rappresentano quindi un passo importante per la conoscenza di questo campo di attività.

La fotografia dell’AS

Il rapporto evidenzia come l’AS è diffusa su tutto il nostro territorio ma con intensità differenti. E’ una realtà complessa, diversificata per territorio, forma giuridica e finalità.

La forma giuridica prevalente è la cooperativa sociale che rappresenta il 46% sul totale, seguita dall’azienda individuale (19%). Forte la propensione alle coltivazioni biologiche o biodinamiche, tecniche colturali adottate dal 68% delle aziende. Tra i canali di vendita per i prodotti di AS, il più utilizzato è quello della vendita diretta (60%), seguito dai gruppi di acquisto solidale e dai mercati contadini e rionali, con un 11,4% che ricorre ai canali e-commerce.

L’attività sociale maggiormente praticata è quella concernente l’inserimento socio lavorativo (71%), seguono con percentuali in praticamente simili l’educazione ambientale, terapeutica e servizi comuni locali.

I destinatari, com’è noto, sono le fasce deboli della popolazione, dai minori agli anziani, dai rifugiati ai detenuti, con una varietà di soggetti che deriva speso dalle esigenze specifiche dei contesti in cui le realtà operano. ll 54% del totale delle aziende svolge attività rivolte a persone con disabilità. L’analisi economica dimostra che le realtà censite sono aziende di piccole-medie dimensioni tra 8mila-25mila euro di fatturato (13,4% delle aziende).

Per avviare le attività di AS, un quarto delle realtà dichiara di aver fatto ricorso a finanziamenti: per il 30% dei casi l’avvio delle attività è stato supportato con fondi pubblici di fonte europea (Programma di Sviluppo Rurale, Programma Operativo Regionale), nazionale (Ministero della Giustizia), regionale e provinciale/comunale, ma esiste anche un canale di finanziamento di origine privata che comprende i fondi raccolti tramite operazioni di crowdfunding e con le donazioni

AS e persone con disabilità

Al paragrafo 5.5 sono stati illustrati i risultati dei 200 questionari (circa il 54%) in cui sono presenti come beneficiarie persone con disabilità. All’interno del campione oggetto di analisi, significativamente rilevante è la partecipazione delle persone con disabilità intellettive, con un dato notevolmente più alto rispetto alle altre disabilità, pari a circa il 74% che, sommate alle persone con disturbo dello spettro autistico, ammontano all’84,8%. Sull’età, si registra che la classe più numerosa è collocata tra i 18-49 anni per tutte le tipologie di disabilità, infatti, circa il 42% ha tra i 18 e 30 anni ed il 36% tra i 30-49 anni.

Innumerevoli sono gli scopi che le varie iniziative di AS possono perseguire e ovviamente tutti questi sono in stretto legame con i contesti in cui si sviluppano e con i bisogni a cui cercano di rispondere. In linea generale, si può affermare che la principale finalità di quest’attività connessa all’agricoltura è di creare percorsi d’inserimento sociale e lavorativo, in linea con il dettato della legge 141/2015.

Per quanto riguarda le attività agricole in cui sono maggiormente coinvolte le persone con disabilità, circa il 17% riguarda le cure colturali. Rivolgere la propria attenzione alla cura delle piante, dei fiori, degli alberi, degli ortaggi consente di ristabilire un contatto con la natura e un rapporto di simbiosi con questa che si concretizza con la raccolta del prodotto. Il 7,8% si dedica alla cura degli animali.

Conclusione

I risultati dell’indagine mostrano come l’AS possa rappresentare un’opportunità importante per lo sviluppo delle aree rurali non solo in termini di supporto alla popolazione ma anche come volano per lo sviluppo economico. Come ampliamente dimostrato, infatti, le performance dell’economia dipendono da fattori e valori non direttamente economici, che entrano a far parte dello stile dell’imprenditore o caratterizzano le geografie dei contesti territoriali. Investire su innovazioni di questo tipo, quindi, può consentire a quanti gestiscono le politiche e amministrano gli enti locali di raggiungere risultati migliori e più duraturi.

Di seguito il link per scarica il rapporto


←  Indietro